|


|
Il
sottoportico e alcuni ambienti del piano terra del palazzo Malatestiano,
che ospita il Museo Civico, sono occupati dalla sezione archeologica.
Salendo la rampa che conduce allo scalone, si raggiungono per primi
gli ambienti del mezzanino sulle cui pareti è un'interessante raccolta
di dipinti moderni (secoli XIX e XX). A metà della scala domina sul
fondo il bel portale a paraste scanalate che fu già della demolita
chiesetta di S. Maria dei Piattelletti (1480).
Sulla destra è l'accesso ad un ambiente che ha al centro l 'originale
bronzeo della statua della Fortuna realizzata dall'urbinate Donnini
Ambrosi nel 1593 per la fontana di piazza.
Alle pareti sono esposti dodici pregevoli quadretti ad olio ed una
bella serie di incisioni che documentano l'attività del grande scenografo
e scenotecnico fanese Giacomo Torelli (1604-1678) per i teatri veneziani
e parigini.
Addossati alle pareti sono anche numerosi monetieri in cui figura
esposta la parte più significativa della collezione numismatica che
riunisce monete romane medioevali e moderne, comprese quelle della
zecca fanese (secoli XV-XVIII), la serie delle stupende medaglie malatestiane
realizzate da Matteo de Pasti (1446) e quelle di Paolo Sanquirico
a ricordo dello scavo del porto Borghese (1613). |
|
|


|
Allestita
nel 1898 nell'ala nord-orientale del Palazzo malatestiano, conserva
numerosi dipinti variamente datati dal XIV al XX secolo.
Nella "Sala del Caminetto" si possono ammirare dipinti del XIV e XV
secolo, tra cui meritano menzione il Polittico con "Madonna e Santi"
attribuito al pittore veneziano Michele Giambono e la tela di Giovanni
Santi con "Madonna e Bambino in trono e Santi".
Nella "Sala Grande" sono esposti i dipinti realizzati nel XVI e XVII
secolo provenienti per lo più da edifici religiosi. Si distinguono
"L'Angelo Custode" del Guercino, "San Nicola di Bari in Gloria" di
Mattia Preti detto il Cavalier Calabrese e i pregevoli dipinti provenienti
dalla Chiesa barocca di San Pietro in Valle: tra questi una splendida
"Annunciazione" di Guido Reni, "San Pietro che resuscita Tabita" di
Matteo Loves e "San Pietro che guarisce lo storpio" di Simone Cantarini.
La "Sala Morganti" accoglie dipinti del XVIII secolo, tra cui quelli
del pittore fanese Sebastiano Ceccarini, mentre nell'ultima sala si
custodisce una collezione di ceramiche realizzate tra XV e XIX secolo.
|
|
|

|
È
così denominata dal suo fondatore, l'abate Domenico Federici (1633-1720),
che dopo un'intensa vita di diplomatico al servizio della corte di
Vienna, di panegirista, poeta cesareo e bibliofilo, la costituì presso
la sede fanese della congregazione dei Filippini: congregazione di
cui entrò a far parte nel 1681 e alla quale lasciò la sua raccolta
libraria con l'obbligo, dopo la sua morte, di tenerla aperta al pubblico
per almeno un'ora al giorno.
L'edificio, in parte ricostruito e interamente ristrutturato, è stato
quindi in passato la residenza dei suddetti Filippini, allontanati
dopo l'unificazione italiana, quando la biblioteca fu ceduta al Comune
che ha continuato a tenerla aperta al pubblico, incentivandone le
raccolte e facendone una delle più importanti della regione.
Salendo l'elegante scala ottocentesta, si raggiunge al piano superiore
l'originaria Sala dei Globi, fatta sistemare dal Federici nel 1678-80
e così denominata per la presenza di una coppia di globi (quello "terreste"
e quello "celeste"), realizzati nel 1688 dal celebre cosmografo veneziano
P. Vincenzo Coronelli. Alle pareti della sala sono tuttora addossate
le belle scaffalature in noce, appositamente eseguite dal noto intagliatore
bolognese Francesco Grimaldi: scaffalature che ancora custodiscono
i volumi appartenuti all'abate Federici, tutti con pregevoli legature
alla francese.
Nella sala è oggi custodita anche una preziosa carta da navigare,
disegnata dal celebre cartografo genovese Visconte Maggiolo nel 1504:
carta che raffigura tutte le terre fino ad allora conosciute ed esplorate
(dalle Antille alle coste del Brasile, dalle coste dell'Africa a quelle
della penisola Indiana). Sulle pareti del cortile, dell'atrio e lungo
la scala, sono invece murati numerosi fregi, architravi, peducci e
stemmi in pietra provenienti dalle maggiori dimore patrizie fanesi.
La biblioteca è oggi dotata di oltre duecentomila opere a stampa di
cui fa parte un cospicuo fondo antico costituito da incunaboli, alcune
migliaia di cinquecentine (fra cui diverse edizioni sonciniane), atlanti
e volumi rari dei secoli XVII e XVIII, anche in edizioni straniere.
Notevole pure il fondo manoscritti, comprendente alcuni codici del
XV secolo (uno dei quali miniato) e svariate opere dei secoli successivi,
oltre a lettere e autografi di personaggi illustri (da Leopardi al
Pellico, da Verga a Capuana, da Garibaldi a D'Annunzio ad Eleonora
Duse), nonché centinaia di copioni teatrali e composizioni musicali.
Da segnalare infine la ricca raccolta di disegni e stampe, la fototeca,
l'emeroteca e l'archivio teatrale fanese. |
|